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Diario
 


Strumentazione

Il telescopio:

Celestron C8 su montatura cg5 motorizzata su entrambe gli assi.

Gli oculari:

Celestron E-lux 25mm, Stellarvue Super View 15mm, Celestron X-Cel 8mm.

Il binocolo:

Zenith 7x50.
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Giriam giriamo attorno al Sole,

attorno alla Terra la Luna s’avvita.

Non moriamo di morte noi,

ma di capogiro perdiam la vita.



22 settembre 2005

19/09/05 - Dredg al Transilvania Live di Milano.

In molte delle loro canzoni i Dredg riescono a donare una certa sacralità all’ambiente in cui si disperdono. Una sorta di litania pentecostale che parte avvolta nella nebbia (milanese questa volta) e lentamente si dipana fino ad esplodere in un poderoso muro di suono come per diverse hit presentate in questa data. Un concentrato di energia, eleganza e bravura tecnica difficilmente reperibili tutte assieme su un unico palco.L’unica pecca che si può riscontrare è che il tutto è durato un po’ pochino; una scaletta decisamente esigua per i fan giunti da chissà da quale città per assistere all’unica data italiana del tour europeo dei Dredg. Ma sarebbe comunque da rifare 100 volte per quanta ne è valsa la pena. Gavin Hayes piegato sul suo strumento, imperlato di sudore con lo sguardo vivo e concentrato mentre produce distorsioni e arpeggi “lavora” sulle corde con le mani, una bacchetta, uno slide e una piccola tronchesi che di tanto in tanto usa per disfarsi dei fili che si spezzano. Regala a chi lo ascolta momenti di pura estasi e di caos apparente immerso in linee melodiche a volte misticheggianti, come nell’intro di the canyon behind her, altre invece epilettiche come in it only took a day oppure in bug eyes. Sul palco sembra più grande che a parlarci di persona; lo sforzo che compie, il suo ondeggiare e stringere forte i pugni sul microfono quando si rialza e ritorna a cantare dopo un intermezzo strumentale forse lo fanno apparire più dilatato… a volte addirittura immenso ma comunque sempre estremamente presente. Alla sua sinistra, alla chitarra, c’è Mark Engles che appare, concentrato e preciso nell’utilizzo della variegata strumentazione ai suoi piedi, il più tranquillo del gruppo. Più energico è il bassista Drew Roulette  che fa cose davvero fichissime; ad un certo punto durante Sang Real (se ricordo bene) tira fuori di tasca un Ipod e lo usa per metter su un effetto particolare. Cadenza gli stacchi di alcune song con urla, usa un distorsore vocale, tirato fuori la prima volta da Gavin per le grida in the tanbark is hot lava, in alcuni passaggi; oppure si perde dietro un pomello del basso…  Dino Campanella, alla batteria e tastiera, è il più scatenato dei 4. Autentico mostro di potenza, alza le bacchette in aria ed esplode nei suoni sensazionali che caratterizzano l’ultimo disco Catch Without Arms. Non esista comunque a rallentare il ritmo delle percussioni proiettando i presenti nei delicati e geniali passaggi delle canzoni tratte da El Cielo. Ed è proprio lui, assieme a Mark e Drew, a chiudere il concerto. Dopo la mitica Yatahaze, l’unica canzone tratta dal primo disco Leitmotif, Gavin infatti esce di scena definitivamente lasciando i tre soli sul palco. Come nel disco originale parte l‘intermezzo 90 hr sleep: Campanella suona la batteria ma ad un certo punto i ragazzi dello staff cominciano a smontargliela da sotto le mani finché non avendo più nulla a disposizione passa a suonare la tastiera. Mark invece si siede per terra continuando a pizzicare delicatamente le corde della chitarra mentre Drew, con le spalle rivolte al pubblico, si dedica ai suoi effetti con il basso. I Dredg, sempre persi nell’instancabile ricerca della sperimentazione musicale ma senza mai superare l’eccesso, si meriterebbero di buon diritto gli onori occorsi ad altri gruppi più famosi. Forse chissà, la loro musica è un po’ troppo particolare e solo i palati fini riescono ad appassionarsene anche se con l’ultimo lavoro si sono sicuramente resi più accessibili. Quando ormai quasi tutto è stato smontato ed il locale è semi-deserto riesco ad andare nel backstage (più che backstage eravamo accanto al furgone dove venivano caricati gli strumenti eheh) con un paio di amici e a scambiare qualche parola con Drew e Gavin. Quest’ultimo resta stupito dal viaggio che abbiamo fatto per andarli a sentire…   ma come ho detto ne è valsa decisamente la pena. Ad aprire il concerto sono stati i livornesi JustineDusk. Ragazzi simpatici giù dal palco e molto bravi sopra. Propongono una musica gradevole ed accattivante…   senz’altro da da riprovare se passano a Roma! Beati loro che come gruppo emergente hanno avuto la possibilità di dividere il palco con i Dredg!




permalink | inviato da il 22/9/2005 alle 2:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

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